In un gesto storico che trascende il simbolico per diventare azione concreta, la Chiesa Cattolica in Canada avanza in un processo di riconciliazione, impegnativo e necessario, con i Popoli Indigeni attraverso la creazione di un fondo di 30 milioni di dollari canadesi a favore di progetti volti alla loro cura e alla riconciliazione. Si tratta di un patto per finanziare la ricostruzione culturale con le comunità originarie protagoniste.
In occasione della celebrazione del Giubileo dei Popoli Indigeni, celebrato nell'ottobre del 2025, il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Cardinale Michael Czerny, ha espresso quanto questo Giubileo sia stato un invito alla misericordia di Dio che sempre rinnova tutte le cose. La voce dei popoli indigeni, il loro grido per la terra, la vita e la pace, sono una chiamata profetica per tutta l'umanità, in particolare in questo tempo in cui la nostra casa comune soffre sotto il peso dello sfruttamento e dell'indifferenza verso il dolore di molti. Per questo, il Prefetto li riconosce “come un dono per la Chiesa universale e un bene per tutta la famiglia umana".
Un Fondo con uno scopo preciso e una governance condivisa
Sostenuto dalle donazioni di 73 diocesi canadesi, il Fonds de Réconciliation avec les Autochtones (Fondo di Riconciliazione con le comunità autoctone) è supervisionato da un consiglio composto da indigeni che garantisce trasparenza e si assicura la fiducia delle comunità. Le sue priorità di finanziamento riguardano: la cura comunitaria e familiare, la rivitalizzazione di lingue e culture, l’educazione e il rafforzamento comunitario e il dialogo sulla spiritualità indigena.
“Non c'è un solo passo che possa eliminare il dolore provato dai sopravvissuti delle scuole residenziali indigene, ma ascoltando, cercando relazioni e lavorando in collaborazione laddove possibile, speriamo di imparare a camminare insieme su una nuova via di speranza”, sottolinea S.E. Mons. William McGrattan, Vicepresidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada (CCCB).
Il protagonismo delle Comunità Indigene
Il Fondo di Riconciliazione con i Popoli Indigeni (IRF) finanzia progetti guidati da indigeni e strutturati su quattro pilastri volti a riparare danni storici, combattere la cancellazione culturale e rafforzare l'autonomia. Il primo pilastro, Guarigione e Recupero Radicati nella Cultura, promuove il superamento dei traumi attraverso pratiche tradizionali, come i campi di recupero basati sugli insegnamenti Blackfoot e l'integrazione di cure olistiche nei centri sanitari. Il secondo, Rivitalizzazione delle Lingue e Culture Minacciate, agisce contro l'estinzione linguistica con iniziative che spaziano dalla costruzione di centri culturali a programmi che conferiscono agli anziani il ruolo di mentori per lingue indigene.
Gli altri due pilastri completano l'azione del fondo. Il pilastro Educazione, Verità e Rafforzamento Comunitario investe nella chiarificazione storica e nelle infrastrutture di assistenza, finanziando la ricerca sulla storia dei collegi residenziali, il mantenimento di uffici di supporto e la costruzione di centri culturali. Infine, il pilastro Dialoghi e Integrazione della Spiritualità Indigena cerca di includere il punto di vista delle popolazioni indigene nelle istituzioni pubbliche creando, ad esempio, posizioni di operatori di assistenza spirituale negli ospedali e organizzando campi che consentano ai giovani di riconnettersi con la terra e la spiritualità tradizionale.
"Dottrina della Scoperta", la Santa Sede chiede perdono ai popoli indigeni
In un documento storico pubblicato il 30 marzo 2023, la Santa Sede ha formalmente ripudiato la "Dottrina della Scoperta", rigettandola come parte dell'insegnamento cattolico e riconoscendo che bolle papali dei secoli XV e XVI furono usate per giustificare la colonizzazione. Si legge nella Nota "La Chiesa è anche consapevole del fatto che il contenuto di questi documenti è stato manipolato a fini politici dalle potenze coloniali in competizione tra loro, per giustificare atti immorali contro le popolazioni indigene, compiuti talvolta senza l'opposizione delle autorità ecclesiastiche. È giusto riconoscere questi errori, riconoscere i terribili effetti delle politiche di assimilazione e il dolore provato dalle popolazioni indigene, e chiedere perdono”. Inoltre, Papa Francesco ha esortato: " Mai più la comunità cristiana potrà lasciarsi contagiare dall'idea che una cultura sia superiore alle altre, o che sia legittimo ricorrere a modi di coercizione degli altri”, come precisa un passaggio del documento. La Nota congiunta dei due Dicasteri (Dicastero per la Cultura e l’Educazione e Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale) chiede perdono per gli errori e le sofferenze imposte ai popoli originari, avallando il cammino del dialogo e del rispetto per le culture indigene.